Funzione di Curatore, Commissario Giudiziale e Liquidatore

Il concordato preventivo è uno strumento che la legge mette a disposizione dell'imprenditore, in crisi o in stato di insolvenza, per evitare la dichiarazione di fallimento attraverso un accordo destinato a portare ad una soddisfazione anche parziale delle ragioni creditorie.
Si chiama "preventivo", appunto, per questa sua principale funzione di prevenire la più grave procedura fallimentare che potrebbe seguire ad uno stato di dissesto finanziario.

Nella fase di concordato l'amministrazione dei beni aziendali rimane in capo all'imprenditore in crisi e il commissario giudiziale mantiene una funzione di "vigilanza", ossia di verifica sul comportamento dell'imprenditore in crisi. Il suo compito (che gli deriva dall'investitura del giudice delegato) è quello di eseguire un esame puntuale e approfondito a proposito della proposta concordataria che viene formulata dal debitore e che dovrà poi essere accettata o rifiutata dai creditori. Tale esame deve essere in linea con la durata del procedimento, e deve tenere in considerazione lo stato del patrimonio aziendale, il quale va illustrato in modo dettagliato in maniera tale che possano esserne rilevate non solo la possibile evoluzione, ma anche le varie dinamiche e la realizzazione effettiva. Sta al commissario giudiziale, per esempio, rilevare se le condizioni di fattibilità del piano sono cambiate o se ci sono delle criticità di cui è bene tenere conto.

La norma testualmente recita: "Se il concordato consiste nella cessione dei beni e non dispone diversamente, il tribunale nomina nel decreto di omologazione uno o più liquidatori e un comitato di tre o cinque creditori per assistere alla liquidazione e determina le altre modalità della liquidazione. Si applicano ai liquidatori gli art. 28, 29, 37, 38, 39 e 116 in quanto compatibili. Si applicano al comitato dei creditori gli art. 40 e 41 in quanto compatibili. Alla sostituzione dei membri del comitato provvede in ogni caso il tribunale. Le vendite di aziende e rami di aziende, beni immobili e altri beni iscritti in pubblici registri, nonché le cessioni di attività e passività dell'azienda e di beni o rapporti giuridici individuali in blocco devono essere autorizzate dal comitato dei creditori. Si applicano gli art. da 105 a 108-ter in quanto compatibili."

Il curatore è nominato dal Tribunale con la stessa sentenza che dichiara il fallimento dell'impresa e i suoi compiti principali consistono nell'amministrare il patrimonio fallimentare, nel compiere i vari atti della procedura, nel cooperare col Giudice delegato sotto varie forme o svolgendo un'attività preparatoria, sia informativa che consultiva, dei suoi provvedimenti e nell'eseguire i provvedimenti emessi dal Giudice delegato.
Il curatore è un organo "unipersonale" perché può essere costituito da un solo soggetto, essendo esclusa nel nostro ordinamento la possibilità di nominare più curatori, non è un organo interno, che opera cioè all'interno della procedura, ma un organo esterno, perché destinato ad entrare per lo svolgimento delle sue mansioni in rapporto con i terzi, anzi è l'organo esterno per eccellenza della procedura fallimentare: esso, pertanto, deve essere considerato come un vero e proprio ausiliare della giustizia.